Cos’è Cloudflare (CDN)
Cloudflare è spesso presentato come una soluzione miracolosa per sicurezza e performance web. In questo articolo analizziamo cosa fa davvero, quali vantaggi offre e quali criticità comporta, dall’anonimizzazione degli IP fino ai problemi legati a scam, phishing e pirateria online.
Ogni giorno si sente parlare di Cloudflare. L’azienda e il servizio che offre vengono spesso presentati come una sorta di ricetta miracolosa per proteggere un sito web e migliorarne le prestazioni. In questo articolo vediamo cos’è Cloudflare, quali servizi offre e quali problematiche può comportare nella tutela degli utenti di Internet.
Content Delivery Network
Cloudflare è una CDN. Sul mercato ne esistono molte, ognuna con caratteristiche e potenzialità diverse. Anche grandi provider come Amazon o Azure offrono soluzioni simili, spesso vendute come servizi aggiuntivi alle proprie infrastrutture cloud. In sostanza, una CDN è un servizio che si interpone tra il visitatore e il tuo sito web.
Tutto il traffico diretto al tuo server passa attraverso l’infrastruttura di Cloudflare, che ha lo scopo di fornire sicurezza e protezione. Vediamo quali vantaggi è possibile ottenere.
1. Protezione dagli attacchi (DDoS e bot)
La principale protezione offerta da Cloudflare riguarda gli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service).
Il concetto di base è semplice: un attacco malevolo viene progettato per rendere un sito o un servizio inaccessibile. L’attaccante genera migliaia, o addirittura milioni, di richieste provenienti da una rete di computer infetti, saturando le risorse del server bersaglio.
Nel 2016 il noto malware Mirai riuscì a rendere temporaneamente inaccessibili servizi come GitHub, Twitter, Reddit e Netflix.
Cosa fa Cloudflare in questi casi? Assorbe il traffico, blocca le richieste sospette e lascia passare solo gli utenti legittimi.
2. Nascondere l’IP del server
Senza Cloudflare, chiunque può risalire all’IP del tuo server semplicemente interrogando il DNS.
Quando Cloudflare è attivo, invece, il DNS punta ai server di Cloudflare e l’IP reale del server resta nascosto.
Un esempio di un dominio che sul DNS porta a Cloudflare:

Un servizio di questo tipo offre un livello di protezione più che sufficiente per piccoli progetti o siti web personali.
3. Migliorare le prestazioni
Se, ad esempio, il nostro sito web è ospitato su un VPS localizzato in Europa, ogni utente nel mondo — indipendentemente dalla propria posizione geografica — dovrà collegarsi fisicamente a quel server.
Cloudflare distribuisce copie statiche del sito in data center sparsi in tutto il mondo, riducendo la distanza fisica tra il visitatore e i contenuti. In questo modo immagini, file CSS e JavaScript vengono forniti più rapidamente, con un conseguente miglioramento dei tempi di caricamento.
Ovviamente Cloudflare non può velocizzare le logiche del backend dell’applicazione: un codice server non ottimizzato non viene migliorato automaticamente.
Vale la pena usare Cloudflare?
Dipende. Il servizio non fa miracoli: se un’applicazione web è scritta male o presenta vulnerabilità gravi, questi problemi continueranno a esistere. Le vulnerabilità vanno sempre risolte alla radice.
D’altra parte, se non si dispone di un’infrastruttura enterprise e si desidera un primo livello di sicurezza “pronto all’uso”, una soluzione come Cloudflare può essere più che adeguata. Per i progetti personali esiste anche un piano gratuito: perché non approfittarne?
Criticità e aspetti negativi di Cloudflare
Nonostante i vantaggi, è importante riconoscere alcuni aspetti problematici legati all’uso di Cloudflare. Uno dei più dibattuti è legato alla anonimizzazione degli indirizzi IP.
Cloudflare funziona da reverse proxy: nasconde l’IP reale del server che ospita un sito dietro i propri indirizzi, proteggendo così l’infrastruttura dagli attacchi diretti. Tuttavia questa stessa caratteristica può essere usata anche per nascondere siti malevoli — come piattaforme di trading fasulle, scam o phishing — rendendo più difficile per autorità e investigatori risalire all’origine del contenuto e intervenire.
Questa ambiguità non è solo teorica: servizi come Cloudflare sono frequentemente usati da chi gestisce siti pirata o piattaforme di streaming illegale, proprio perché l’anonimizzazione delle origini rende più complesso il blocco e l’identificazione delle risorse coinvolte.
Un esempio recente (8 Gennaio 2026) è la sanzione di oltre 14 milioni di euro inflitta dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) a Cloudflare per non aver rispettato gli ordini di bloccare l’accesso via DNS a siti segnalati come pirata attraverso il sistema “Piracy Shield”, previsto dalla legge italiana sul diritto d’autore. L’AGCOM ha ritenuto che una parte consistente dei siti che diffondevano contenuti illegali utilizzasse i servizi di Cloudflare, e che l’azienda non abbia adottato le misure tecniche organizzative richieste per rendere tali contenuti non fruibili agli utenti finali — motivo per cui ha applicato una sanzione pari all’1% del fatturato globale della società.
Questi episodi sollevano interrogativi più ampi sul ruolo delle grandi CDN e provider di infrastruttura nella regolazione e responsabilità dei contenuti online.